Da "Musica!", supplemento di "Repubblica", 24 febbraio 2000, pag. 36
L'ATROCE BEFFA DI DARKO MAVER, QUEL CADAVERE TRUCCATO DA ARTEUn artista mai esistito, foto di corpi mascherati da manichini... parlano gli autori della trappola
di Anna Petroni"La beffa di Darko Maver è nata come azione dimostrativa: provare come sia possibile creare un artista di successo dal nulla e portarlo alla Biennale di Venezia nell'arco di un anno. Il momento era propizio anche grazie a certa arte contemporanea, più che mai superficiale ed esibizionista, sempre alla disperata ricerca dell'artista maledetto da immolare, volente o nolente, sull'altare dei media; noi glielo abbiamo dato in pasto, e nessuno si è accorto che era completamente inventato: un pugno nello stomaco al mondo dell'arte". Così parlano gli 0100101110101101.ORG, i creatori di Darko Maver, che abbiamo incontrato in una casa di Bologna: un gruppo di studenti, celati dietro una sigla, che hanno messo alla berlina istituzioni prestigiose come la Biennale di Venezia: qui è stato proiettato un video sulla vita e le opere di Darko in occasione della sua "morte". Secondo la beffa era stato ucciso nel carcere di Podgorica in Montenegro dove era detenuto per "propaganda antipatriottica". Nel video anche le cosiddette opere dell'artista: vere foto di cadaveri o di malformazioni trattate per sembrare manichini. Un amico del gruppo si è prestato anche ad impersonare Maver vivo e anche morto. In preparazione del colpo finale erano state organizzate alcune mostre tra Roma e Bologna. "L'azione è nata da Internet: da siti come www.rotten.com abbiamo tratto le immagini truculente ed agghiaccianti che sono poi diventate le opere di Darko. Abbiamo spacciato per manichini di vetroresina o poliestere immagini che invece sono tratte dalla realtà, e nessuno lo ha messo in dubbio, credendo che fosse "arte". Abbiamo allestito due siti, ancora accessibili, (http://www.geocities.com/SoHo/Coffeehouse/6563 e http://members.tripod.com/darko_maver), che sono serviti per convogliare tutte le notizie che inventavamo e da dove sono partiti gli appelli ed i comunicati ... Internet come medium non forniva alcuna garanzia, anzi, la facilità di confondere le identità è parte della sua natura; l'esser presente in rete era troppo poco perché qualcuno notasse Darko Maver: le sue opere dovevano concretizzarsi". Sono bastati ingrandimenti, un po' ritoccati e qualche realizzazione che simulasse le "opere giovanili" a rendere il tutto più verosimile: "L'arte si fonda sul principio dell'illusione, della falsificazione e dell'appropriazione indebita. L'opera di Darko, opportunamente omogeneizzata, era pronta per il viatico canonico che attraverso le gallerie, le mostre, il mercato porta alla pace eterna del museo, vero e proprio luogo di falsificazione e avvilimento dell'arte che contiene". La beffa trova il suo climax nell'allestimento di uno spazio, all'interno della Biennale di Venezia, dedicato al prematuramente scomparso Darko Maver. "Per l'occasione ci voleva qualcosa che celebrasse e storicizzasse allo stesso tempo l'artista, così abbiamo creato un video: "L'arte della guerra", un falso documentario sulla vita e le opere di Darko Maver. Si tratta perlopiù di foto, montate con pezzi di b-movies giapponesi e coreani e con immagini tratte da telegiornali. Tra le altre cose contiene una scena girata realmente, una simulazione di omicidio filmata in quei giorni: un amico si è fatto riprendere appeso per le mani ad una trave con il corpo pesto e sanguinante. Il risultato è molto ambiguo, effettivamente non si capisce se sia vero o la ripresa di un'ennesima opera maveriana. Il tutto condito da una voce fuori campo che legge i deliranti testi poetici scritti dallo stesso Maver - "La Dimensione degli Extracorpi" e "Anafora Genetica" - anche quelli puramente inventati, tant'è che vi si trovano mescolate frasi di Elio e le Storie Tese. È stata una parodia di tutta una serie di teorie demenziali sulla mutazione/contaminazione, che troppo spesso assomigliano, involontariamente, a poesie dadaiste". L'aspetto forse più interessante dell'intera operazione è che le azioni di Darko Maver, la sua poetica, sono nella finzione quello che 0100101110101101.ORG ha fatto nella realtà: "l'utilizzo consapevole del potere mediatico col fine di inserire un cavallo di Troia all'interno del sistema dell'arte ufficiale, svelare i meccanismi di produzione, diffusione e fruizione sovvertendoli dall'interno. Ciò che faceva Darko Maver è assolutamente demenziale, nonostante ciò è stato sufficiente intrattenere i contatti giusti (gallerie, critici, giornalisti) perché un'identità di pura invenzione diventasse un artista di successo. Non si è trattato infatti di una beffa "contro" determinate istituzioni, ma della creazione di un mito "attraverso" queste stesse istituzioni".