Dal "Mattino di Padova", 14 Agosto 2000


BRICIOLE D'ARTE

La "beffa" di Darko Maver alla Biennale

L'artista sloveno, perseguitato politico, non è mai esistito.


Durante l'ultima Biennale di Venezia si parlò e ci si interessò alle sorti di un artista sloveno, Darko Maver, 37 anni, che morì in un carcere militare a Podgorica sotto i bombardamenti della Nato. Si trovava in carcere perché era personaggio inviso, artista provocatore e ribelle. Creava raccapricianti opere d'arte che facevano il verso agli orrori della guerra utilizzandone realmente documenti visivi e scenario. Manichini orribilmente sfigurati venivano abbandonati da Maver in luoghi pubblici mentre si diffondevano via Internet vita, oppere e denunce dell'artista che ad un certo punto venne arrestato per propaganda antipatriotica. Le riviste d'arte più prestigiose gli dedicarono spazio e solidarietà, il pubblico dell'arte contaemporanea ne decretò il successo. Il tutto, dall'esordio del fenomeno alla presenza del caso in Biennale, alle foto del cadavere tra le macerie, in meno di un anno. Ebbene questo artista non è mai esistito. Si è trattato di una beffa che voleva dimostrare come utilizzando i mass media e i sentimenti collettivi che in essi si rispecchiano, si possano, oggi come oggi, far miracoli. L'autore dell'operazione emise, poco dopo la Biennale, un comunicato stampa in cui spiegava tutta l'operazione e la sua filosofia, tra cui lo sbugiardamento del pubblico e degli addetti dell'arte contemporanea cui è riservata l'approvazione del tutto.