Da "la Repubblica on-line", 18 aprile 2001
Due giovani artisti italiani mettono in rete il loro pc e chiunque, da ogni dove, può guardarci dentro a piacimento
Progetto "life_sharing" e la vita scorre sul Web
L'idea è finanziata da un museo di Minneapolis e anche il New York Times ne ha subito scritto
di RICCARDO STAGLIANO'ROMA - "Noi non abbiamo emozioni, abbiamo uno Hewlett-Packard". L'affermazione si candida per il pantheon delle frasi celebri e colloca i suoi autori Renato Posapiani e Tania Copechi (inutile cercare sui motori di ricerca, sono nomi finti) sul podio dei più interessanti net-artisti in circolazione. Il loro ultimo progetto, cui si è subito interessato il "New York Times", è quello del "life_sharing" che è - allo stesso tempo - condivisione della vita e dei file (anagramma di "life") che la raccontano. In pratica è la messa online del computer con il quale lavorano: il suo disco fisso è visibile da tutti, comprese le e-mail che ricevono (senza eccezione per quella del cronista che gli ha chiesto quest'intervista), i documenti che hanno scritto e quelli che hanno scaricato dalla Rete. Tutto è trasparente, sotto gli occhi di chi è interessato, un reality show in linguaggio macchina.
Chi sono gli autori di 100101110101101.ORG, quali sono le loro vere identità, non è dato di sapere e, su quest'aura di mistero, i due (c'è anche un terzo, ma il nucleo è composto da una coppia) hanno costruito una parte della loro leggenda. Il portavoce, che si fa chiamare Birkut, nega qualsiasi speculazione sul suo conto, ma dovrebbe essere sulla ventina, nato non in Italia (in Slovenia, forse, dato che in quel padiglione esporranno alla prossima Biennale di Venezia) e cresciuto nel nord-est (l'accento è veronese, la residenza e il numero di telefono al quale l'abbiamo chiamato, invece, bolognesi).
"0100101110101101.ORG è stato registrato un anno e mezzo fa all'anagrafe dei siti risulta intestato a tal Choi Woohyong, ignoto signore coreano, ndr)", ricorda Birkut. "Abbiamo cercato sin dall'inizio sponsor per realizzare il nostro progetto di mettere in rete la nostra vita ma non ne abbiamo trovati e abbiamo deciso di autofinanziarci. Ma lo sforzo non ha dovuto durare troppo a lungo e, una volta online, abbiamo ricevuto le proposte di vari musei americani, tedeschi, cecoslovacchi che volevano partecipare finanziariamente all'impresa" (come ha fatto il generoso Walker Art Center di Minneapolis, che ha versato l'equivalente di una ventina di milioni di lire, ndr).
"Il 'life_sharing' è la naturale evoluzione di quello che abbiamo fatto prima, la sua versione 2.0", spiega. "Siamo passati da una posizione critica a una propositiva, d'altronde anche prima i nostri bersagli in verità non erano vittime ma strumenti per mettere in evidenza alcune contraddizioni della Rete". Per esempio? "La mistica dell'autenticità (come è successo con la falsificazione del sito del Vaticano, registrato sotto il falso dominio vaticano.org con una grafica identica all'originale ma i testi variamente manipolati), dell'inaccessibilità (quando siamo penetrati nell'ultradifeso hell.com, una galleria d'arte elettronica), e del copyright in generale (con l'effrazione di Teleportacia.org, la prima galleria di net-art che voleva vendere e trattare le opere d'arte digitali come quelle dell'arte tradizionale, con tanto di certificati di garanzia)".
Ma non è con la commercializzazione in sé che gli 01.ORG ce l'hanno, piuttosto con la riproposizione delle sue vecchie modalità. "Non ha senso - è l'argomento - ripetere gli stessi paradigmi dell'arte convenzionale anche in Rete. Come Walter Benjamin spiegava già all'inizio del secolo, nell'era della sua riproducibilità tecnica - e ancor più con Internet - essa diviene infinitamente replicabile e fa ridere pensare di venderla come se si trattasse di un'opera unica".
Eppure quello delle bollette dell'elettricità per far funzionare il server che ospita "life_sharing" e la decina di milioni l'anno per la linea dedicata che serve per trasmetterlo su Internet sono problemi con cui anche loro devono fare i conti. "Negli ultimi tre mesi - tranquillizzano - abbiamo guadagnato oltre 30 milioni di lire: oltre i 20 di Minneapolis, altri 7 sono arrivati dal Viper Prize svizzero, più altri 3 di un premio per l'e-business di Stoccarda e via di seguito. In più vanno aggiunti i soldi del tour di presentazione del nostro progetto. Da gennaio siamo stati ospiti a Zagabria, Lubjana, Mosca, Venezia, Barcellona, Monaco, Stoccarda, Minneapolis e New York. Tutte tappe, evidentemente, ben pagate".
Fare mostre non interessa granché, sostengono di non aver bisogno di visibilità: "Il primo articolo del New York Times che uscì sul nostro conto in occasione della clonazione del sito hell.com, provocò una fortissima impennata negli accessi (che, come tutto il resto, sono visibili in Rete, ndr). Quest'anno parteciperemo alla Biennale di Venezia e anche lì la nostra presenza verrà remunerata bene. O decidiamo noi di partecipare a qualcosa spontaneamente, altrimenti esigiamo un compenso adeguato. Tuttavia non ci prestiamo a certi giochetti come quelli che varie aziende o istituzioni ci avevano proposto: 'Hackerateci così ci facciamo un po' di pubblicità e si parlerà di noi', non sono cose che ci interessano...".
L'idea di "life_sharing" non è destinata a scomparire presto. "Non staccheremo mai la presa, sinché viviamo - garantiscono - ci sarà 'vita da condividere'". Intanto i due misteriosi autori condividono un appartamento nel centro di Bologna, dove si fanno mandare gli assegni con i compensi da mezzo mondo. "Siamo in Italia molto poco, di passaggio tra un tour e l'altro - ammette Birkut - e passiamo la stragrande maggioranza del tempo davanti al pc. Non abbiamo molti contatti o amici, ma è l'unico modo per lavorare, è la nostra autodisciplina". Nell'era digitale, al tempo delle campionature binarie dell'esistenza, il calore non è più quello che emana dal caminetto ma piuttosto l'effetto collaterale che, elaborando dati, il computer involontariamente produce.