Da "Internet news", Ottobre 2001

Nudismo telematico

di Gianluca Miscione

Sta facendo molto rumore il progetto Life_sharing di 0100101110101101.org, cioè la visibilità via Internet del disco fisso, senza veli.

0100101110101101.org ha dato avvio al Life_sharing, alla pubblica accessibilità all'intero disco fisso degli anonimi esponenti. Una specie di nudismo telematico con l'intento di agire non tanto sui contenuti quanto sui meccanismi della comunicazione telematica. Accedere al computer di qualcuno, ai suoi file, vuol dire accedere ai suoi gusti, alle sue attività, alle sue relazioni. Tuttavia l'esperimento più che psicologico vuole toccare temi come la privacy e la proprietà intellettuale. Rendendo trasparente l'accesso allo spazio di vita elettronico si mostrano i propri progetti, i modi di realizzarli, le transazioni economiche, le conoscenze, i rapporti personali... 
Immediato, fin dal nome, il riferimento al file sharing, ai mezzi che facilitano la condivisione di file fra gli utenti di Internet, in questo caso espansa a dismisura. Data la pubblica accessibilità anche al software, esso non poteva che essere rigorosamente free.

No copyright non significa necessariamente no profit, posizione in cui si riflettono le idee del free software: il vincolo etico e la natura della Rete non vanno contro il profitto ma contro le restrizioni che subiscono i materiali circolando di mano in mano secondo i meccanismi della proprietà intellettuale.

0100101110101101.org si dichiara esplicitamente anti-copyright ma legato al mercato. Ricerca nuovi modi di distribuire cultura proponendo modelli alternativi agli attuali, oltre che con l'iniziativa pratica, lavorando alla definizione di una licenza - ispirata alla GPL www.gnu.org/copyleft/gpl-faq.html - sotto la quale diffondere prodotti culturali.

Gli impulsi di una pornografia astratta

Il no copyright è ormai uscito dai ristretti circoli underground e affronta la sfida per divenire un modello di produzione e distribuzione culturale. Il Life_sharing è un mezzo, non un fine. L'idea del Life_sharing non scomparirà presto: «non staccheremo mai la presa, sinché viviamo ci sarà «vita da condividere»».

Non è come collegarsi a Jennicam www.jennicam.org, perché l'utente non osserva passivamente ma può utilizzare ciò che trova (documenti, software, strategie, contatti, trucchi). Il reality show ha trovato una messa in scena più arguta e provocatoria. La privacy è un tema caldo e qui si trova una posizione inusuale: va abolita perché contrasta con la libera circolazione delle informazioni. Il dualismo fra privato e pubblico è risolto empiricamente a favore del secondo. La visibilità (l'autoesposizione) è in realtà l'unico prodotto di 01.org. L'identità fittizia, l'anonimato sono mantenibili solo a un livello superficiale, non oltre. Ma difensori della privacy e sostenitori della crittografia sicuramente non sono d'accordo.

C'è un completo abbandono della simulazione (o una sua totale espansione) alla ricerca di differenti situazioni di vita in Rete. Altro elemento significativo è l'implementazione scelta, che rinuncia a un consueto sito come forma di organizzazione e presentazione dei contenuti per lasciar accedere direttamente a un livello più basso e meno mediato, il file system del calcolatore, così com'è e come ogni giorno cambia. L'arte ribadisce di essere attitudine, azione e non oggetto e invita a partecipare con altrettanta arguzia e malizia. Un'opera dev'essere in grado di rinnovare non tanto i contenuti quanto i meccanismi. Life_sharing è una realizzazione estrema, un manifesto per la libera circolazione dell'informazione e un appello alla completa condivisione delle risorse. Pur di metterlo in pratica, i promotori sono disposti a rinunciare all'anonimato, che finora ha celato le loro identità anagrafiche. Forse più avanti nel progetto altri utenti potranno partecipare alla costruzione di un grande network, offrendo anch'essi libero accesso al proprio hard disk.

Un virus in mostra e in azione

Da diversi mesi i virus sono spesso sotto le luci della ribalta. ILoveYou e Melissa sono state epidemie mondiali, l'allora ministro Livia Turco non escluse l'impiego di virus informatici contro i siti pedofili, si sono diffusi virus che correggono errori in alcune macchine ma aprono una backdoor all'autore del virus. Noped cerca nei dischi fissi dei computer infettati nomi di file che possano ricondursi alla pedofilia e, nel caso li trovi, invia messaggi di segnalazione alle autorità di polizia (con tutti gli inevitabili errori); altri producono molto traffico con i termini che possono essere monitorati e intercettati da Echelon, allo scopo di sovraccaricarlo e mandarlo in tilt. Biennale.py, opera d'arte e virus informatico insieme, è stato presentato alla 49° Biennale di Venezia, nel padiglione sloveno, da epidemiC www.epidemic.ws e 0100101110101101.org. Il codice sorgente è stato reso pubblico, i principali produttori di antivirus sono stati debitamente informati sulle specifiche tecniche e inoltre le istruzioni di disinstallazione sono allegate al file.

La creazione di un virus senza una finalità se non quella di manifestare un contropotere prepolitico evidenzia alcune specificità della Rete. Probabilmente, prendere posizione dal punto di vista artistico sui virus informatici non poteva essere fatto che attraverso un virus, dimostrando così che non si tratta di semplice vandalismo.

Nel padiglione della mostra è possibile leggere il codice sorgente di Biennale.py e vederne l'effetto su un computer, una performance composta da file modificati e danneggiati. Con un piglio multimediale poco convenzionale (giustificato dal fatto che i virus non si propagano solo fra macchine), sono state messe in vendita magliette che portavano stampato il codice sorgente. Inoltre tale virus è stato proposto ad arditi curatori e collezionisti, disposti a investire 1.500 dollari per ognuno dei 10 Cd-Rom contenenti Biennale.py (scaricabile gratuitamente dai siti).

Una doppia rimozione

Quando si parla di arte e computer nella maggior parte dei casi ci si riferisce alla grafica. Il virus è stato scelto perché assomiglia all'arte per la sua inutilità, per la sua efficacia e perché segna un rapporto fra uomo e macchina. E poi accoglie l'appello duchampiano per un'arte «non retinica». Il virus acquisisce la conoscenza di sé stesso leggendosi, e poi si scrive nel corpo ospite. Il codice sorgente tenta di riprodursi e di modificare altri programmi. L'unico scopo vero e proprio di un virus è propagarsi per continuare a esistere. Reimpostando le variabili di un listato scritto in un linguaggio (Python) più comprensibile dell'Assembler, si crea una sorta di storia che può essere letta e compresa anche dai non addetti ai lavori. E non tutto finisce con le rimozioni, da una parte la rimozione tecnica dei virus dagli hard disk, dall'altra la lunga rimozione sociale della creatività insita nel mestiere di scrivere codice.

I precedenti e i presupposti della condivisione totale

Già iniziative precedenti, focalizzate sulla produzione culturale e sull'inaccessibilità dell'informazione, hanno fatto leva sulla riproducibilità e sull'estensibilità digitali. Non è contro la commercializzazione in sé 01.org ma contro la riproposizione delle sue vecchie modalità. I paradigmi che l'arte ha finora maturato non si conformano alla natura di Internet, soprattutto per quanto riguarda l'unicità e l'originalità dell'opera
L'operazione che li ha resi celebri è stata la copia di una famosa galleria di net.art, Hell.com www.hell.com, accessibile a pagamento. In occasione della mostra Surface, Hell.com ha aperto pubblicamente il sito per due giorni e gli «artivisti» di 01 hanno duplicato la galleria telematica, rendendola pubblicamente visibile sul proprio dominio. Nonostante le minacce di appellarsi a varie convenzioni internazionali sul diritto d'autore, il clone è tuttora lì. È toccato anche a Art.Teleportacia e Jodi. Per un anno vatican.org, ora visibile all'Url www.0100101110101101.org/home/vaticano.org, è stato un organo d'informazione non ufficiale della Chiesa Cattolica. Un ampio sito, esteticamente identico al vero www.vatican.va modificato non troppo palesemente nei contenuti. Poi la Network Solutions ha impedito che ignari fedeli cadessero nella burla, credendo di leggere le parole della Chiesa o di scrivere al Papa. Ciò che 01 fa è semplicemente muovere pacchetti d'informazione sulla Rete, sono le restrizioni di origine esterna che faticano a contenere tanta fluidità. Probabilmente la massima risonanza la si è raggiunta con Darko Maver www.0100101110101101.org/home/darko_maver, artista serbo inventato da 01 e Luther Blissett. Le raccapriccianti opere di Darko, rimbalzate a lungo sulla Rete, furono lette come simbolo delle violenze nella ex Jugoslavia, come critica alla realtà mediatica e alla strumentalizzazione delle cruente immagini delle vittime.

La beffa ai danni del mondo dell'arte fu svelata dopo la presentazione dell'artista alla 48° Biennale d'Arte Contemporanea di Venezia. Il sistema dello spettacolo non è stato criticato da fuori maè stato usato per essere criticato, i suoi meccanismi sono stati ritorti contro se stesso. Maver, come anche Luther Blissett, ha così dimostrato la forza della mitopoiesi, l'attitudine propria dell'uomo a pensare miticamente, a produrre narrazioni in una società che vi crede più di quanto essa stessa riconosca, quindi troppo.

Si è al capolinea?

0100101110110101.org ha scambiato uno zero e un uno. Servendosi di questa falsa identità, ha pubblicato interviste e saggi roboanti sulla sovversione artistica. Un colpo in stile 0100101110101101.org. Un tentativo riuscito di dimostrare come l'errore non sia delle tecnologie ma delle persone.

L'unico baluardo che rimane è che il sito si può solo guardare, ma non maneggiare; gli spazi di azione possono essere sotto altri domini.