Da "Internet news", n.10, ottobre 1999
ORIGINALE O FALSO?
PER LA CYBER-ART LA DISTINZIONE E' ILLUSORIAQualcuno sta cancellando i confini tra ciò che è autentico e la sua copia, tra la verità e la bugia. Colpisce l'arte ma affonda la realtà. Chi è costui?
di Nico PiroFinora ha giocato a sovvertire il mondo dei media, a smascherare i meccanismi dell'informazione falsificata, a beffeggiare il giornalismo credulone, a mandare in tilt quel circuito mediatico che trasforma i rumor metropolitani in fatti tanto attendibili da meritare inchieste della magistratura.
Adesso ha scoperto anche internet. E il cyberspazio è diventato il suo campo d'azione privilegiato, non più solo un mezzo per diffondere le proprie tesi sovversive. "Del resto perchè non farlo - si sarà detto, coniando un sillogismo tra "tecno-ribellione" - Se questo è un mondo fatto d'informazione e io la sovverto, allora posso cambiare anche la realtà di questo mondo". Insomma, un capovolgimento concreto dell'idea di informazione come "copia" della realtà "originale".
Di chi si tratta? Chi è il cybersabotatore che vuole duplicare il Web non per moltiplicarne le adesioni, ma solo per farlo precipitare nel caos e per dimostrare quanto siano vulnerabili i suoi meccanismi e le sue regole? è difficile, anzi, impossibile rispondere a questa domanda.
Perchè lui non è nessuno o meglio non può esserlo. Non è un entità, ma semplicemente un nome, Luther Blissett, sotto il quale chiunque si può nascondere per condurre operazioni di sabotaggio mediatico e rivoluzione culturale.Da locale a planetario
Il passaggio di Blissett dalla dimensione reale a quella immateriale ha coinciso con il suo trasformarsi da pericolo pubblico italiano ad allarme mondiale. Le sue ultime azioni online sono diventate un caso negli ambienti della Web-art americana, tanto da spingere a parlarne persino The New York Times. E Luther ha pensato bene di farlo sapere in giro, amplificando l'eco dell'episodio, tra e-mail e annunci su siti come "rhizome" un'e-zine di cultura digitale.
Bersaglio del sabotaggio blissettiano sono gli artisti digitali e le gallerie online che stanno esplorando nuove strade nella commercializzazione delle opere d'arte. Opere immateriali e come tali vendibili via Rete, bit artistici trasferibili in tempo reale dall'altra parte del pianeta con i sistemi dell'e-commerce. Il primo "cyberproiettile" è toccato così a Surface, la mostra online organizzata dal centro di Web-art Hell.com, sito rigorosamente nero e carico di Java, sul quale potrete trovare di tutto ma non quella mostra, che ormai non c'è più... e a Teleportacia la prima galleria del cyberspazio che abbia provato a vendere arte via Web.
Com'è riuscito a colpirle? Non con le tecniche da hacker o polverizzando il loro server, niente di tutto ciò: semplicemente Blissett si è collegato come avrebbe potuto fare un qualsiasi utente, e ha scaricato il contenuto dei due siti, per dimostrare come la pirateria sia congenita al cyberspazio e per questo non possa essere ritenuta un reato ma, al contrario, un fatto normale che fa parte di un mondo con regole diverse da quello materiale.
Tutto qui? No, ovviamente. Blissett ha preso le opere di Web-art che si "ritrovato" nella cache del suo browser e le ha messe on-line sul proprio enigmatico sito (di solito contiene solo una scritta con l'Url, ripetuta in maniera massiva) HTTP://WWW.0100101110101101.ORG . Del resto se ogni numero è identico alla sua copia, e ci permette di duplicare all'infinito - senza alcuna perdita di qualità o differenze evidenti - qualsiasi parte del cyberspazio, perchè non applicare questo principio anche alla Web-art?Crociata anti-copyright
Il sabotaggio blissettiano ha centrato in pieno il suo obiettivo: togliere ogni valore commerciale alle opere d'arte online. Opere immateriali e per questo non differenziabili in alcun modo, come accade per i pezzi d'arte fisica, che sono invece caratterizzati magari dall'unicità di una pennellata, dall'irripetibilità di un colpo di scalpello assestato nella pietra oppure dalla fisionomia inconfondibile di una firma d'autore.
Insomma, perchè pagare se non c'è differenza tra l'originale acquistato sborsando fior di quattrini e una copia che chiunque può possedere? Un bel dilemma che trasforma il cyberspazio in un'enorme camera chiara, dove riflessioni teoriche come quelle del semiologo francese Roland Barthes sulla riproducibilità dell'opera d'arte e la differenza tra la copia e l'originale (all'epoca, l'oggetto dell'analisi era la fotografia) diventano armi per la guerriglia elettronica e il sabotaggio culturale: principi capaci di far collassare l'architettura del cyberspazio.
Ma qual era l'obiettivo dell'operazione? Evidentemente, Blissett mirava alla propagazione su scala globale del no-copyright-pensiero, il manifesto dei nemici dei diritti d'autore. Una linea fondata sulla convinzione che l'informazione deve essere libera e costituire un patrimonio universale, accessibile gratuitamente da tutti.
Il Web, quindi, come proprietà collettiva e spazio libero d'espressione, e l'arte immateriale come arte pubblica svincolata dai meccanismi della commercializzazione (diretta o mediata dalle gallerie).
Insomma, una grana in più per le major che da più parti provano a trattare la proprietà intellettuale dei prodotti digitali come hanno fatto finora con quella degli oggetti fisici, tenendo in vita vecchie regole e barriere obsolete che capitolano di continuo di fronte alla pirateria commerciale, all'hacking e alla cyberguerriglia.
Se su questi temi volete saperne di più basta che vi colleghiate al vero sito di Luther Blissett, o meglio a quello a contenuto teoretico, quello che non serve come cavallo di Troia per penetrare nella cittadella assediata della proprietà intellettuale. è raggiungibile all'indirizzo http://www.syntac.net/lutherblissett ed è carico di documenti ed esperienze (ma la traccia di Blissett in Rete è sparsa un pò dovunque). A ospitarlo è il server di Idiosyntactix che si autodefinisce "the brand name of the media revolution ", un'organizzazione canadese di artisti e comunicatori hi-tech. Ma anche da loro sarà difficile saperne di più sull'identità di Blissett.Quando la realtà è sinonimo di finzione
Adesso il prossimo bersaglio potrebbe essere Richard Rinehart (o almeno questo è il timore che confessa il diretto interessato al The New York Times), il cyberartista che ha appena venduto per poco più di 50 dollari il suo pezzo (per la verità non esaltante) "An Experience Base -A Boolean Typhoon" attraverso il mega sito di e-commerce ebay la patria di chiunque voglia comprare qualcosa (qualsiasi cosa) all'asta senza staccarsi dal proprio monitor.
Adesso l'ultimo dubbio che resta non è solo se Rinehart verrà colpito o meno, ma anche se tutto quanto descritto finora sia vero o falso. Tutto ciò è accaduto sul serio o è solo il prodotto di una storia intrigante, dell'alleanza segreta di un gruppo di artisti (a spartirsi i ruoli di vittime e carnefici)? Di un inganno diffuso ad arte e dell'errore di un giornalista?
Poco importa, nel cyberspazio quesiti del genere perdono rilevanza, l'importante è che tutta questa storia sarebbe potuta accadere. E questo basta a far capire quanto nel cyberspace sia relativa la differenza tra vero e falso, si tratti di arte o di realtà.