Da "Giramondo", 28 gennaio 2000
BEFFATI DALLA DANZA DEL RAGNO
di Anna PetroniQuesta storia ha dell'incredibile. Un paio di computer, un po' di fotocopie, i contatti giusti et voilà, il gioco è fatto! Paradossalmente il primo input è partito proprio dalla televisione: Massarini, nel corso di una puntata di Mediamente, parla di www.rotten.com, sito che raccoglie foto shockanti per navigatori con il pelo sullo stomaco e con il gusto dell'orrido. Gli 0100101110101101.ORG (ragazzi che usano i media per criticare radicalmente la cultura dell'arte contemporanea) vi si immergono per tre notti e decidono di trasformarle in documentazione di opere d'arte, creando dal nulla l'immagine di un discusso artista dalla vita difficile e che morirà tragicamente. La beffa è diretta al mondo superficiale della body art, sempre alla disperata ricerca dell'artista maledetto da immolare sull'altare dei media.
Così nasce Darko Maver: jugoslavo, cresciuto da un trafficante d'armi e fuggito dall'Accademia delle Belle Arti di Belgrado in seguito a forti incomprensioni artistiche; autore di un progetto itinerante dal nome Tanz der Spinne - Danza del Ragno - che lo porta nei luoghi caldi del conflitto serbo-bosniaco. Per un po' le sue tracce portano fino al Kosovo finché non viene arrestato e incarcerato a Podgorica con l'accusa di "propaganda antipatriottica". Successivamente il carcere viene bombardato e Maver muore in circostanze poco chiare. La beffa è veramente ben orchestrata ed è così credibile che la Biennale di Venezia dedica uno spazio al compianto artista jugoslavo! E' la natura stessa delle "opere" che facilita le cose: le immagini (tratte dalla realtà) di rotten.com vengono spacciate per manichini realizzati in Pvc, poliestere, gommapiuma o vetroresina; l'idea è quella che Maver semini queste "installazioni ambientali" in camere d'albergo, case abbandonate o strade di quartiere per creare il panico con il loro ritrovamento e destabilizzare l'ordine pubblico. Ad ogni ritrovamento corrisponde un articolo (falso) pubblicato sulla stampa scandalistica jugoslava che parte con l'ipotesi di un pazzo isolato, poi passa all'idea di un gruppo di terroristi culturali (sic!) e infine arriva a collegare tutti i ritrovamenti nell'opera di Darko. In pratica, nella finzione, Darko si comporta come in realtà agiscono gli 0100101110101101.ORG: usano i media per propagare una forma d'arte che diventa tale proprio in quanto sono i media a veicolarla. Insomma, è stato tutto molto ben confezionato e curato nei dettagli ma il gioco è riuscito anche grazie alla totale superficialità e alla fame di miti mediatici del mondo dell'arte contemporanea. Coloro che hanno mosso i fili di questo spettacolo non si aspettavano una tale riuscita e ora, a più di un anno dall'inizio di tutto, hanno deciso di rivendicare l'ennesima beffa targata 0100101110101101.ORG e Luther Blissett, rivelando che Darko Maver non esiste! La Biennale di Venezia, Flesh Out, Modus Vivendi, Tema Celeste e molte altre persone ci sono cascate o hanno più o meno consapevolmente collaborato, ad un progetto che dimostra, ancora una volta, come i media siano facilmente manipolabili e a loro volta manipolatori. Basta assumere una parvenza di credibilità per rendere vera e reale qualsiasi finzione. Insomma, è possibile che basti avere un supporto mediatico ed un po' di faccia tosta per spacciare una realtà che non esiste?