Da "Flesh Out", n. 5, febbraio 2000 [ unpublished ]
La guerra dei DominiLa Santa Sede ruba Vaticano.org
di Mirko GiordaniPer un anno intero "vaticano.org" è stato uno degli organi di informazione (in)ufficiali della Santa Sede. Un enorme sito esteticamente identico a quello "vero" ma con contenuti "leggermente" alterati, frutto della collaborazione tra 0100101110101101.ORG e Luther Blissett. Il détournement dei testi sacri ha coinvolto decine di Blissett da tutto il paese, e si stava ampliando per aggiungere alla sezione italiana quella tedesca, spagnola ed inglese. Per 12 mesi migliaia di persone hanno visitato "vaticano.org", e nessuno si è mai accorto, nemmeno per un istante, che i contenuti del sito erano stati "ritoccati". Dozzine di testi in cui si poteva trovare di tutto: proclami "eretici", parole inventate, errori imperdonabili e canzoni degli 883, perfettamente inseriti in un contesto "plausibile". Dal sito era possibile scrivere lettere al Papa in persona che dirottava pellegrini nelle località più remote. Un "Giubileo del Libero Spirito".
Questo è il resoconto della beffa messa a segno da 0100101110101101.ORG, così come lo si è potuto leggere l'8 di gennaio su diversi quotidiani che hanno riportato la notizia battuta dall'ANSA. Ma se enorme è stata la copertura mediatica sulla stampa italiana nessuno ha però colto l'occasione per una riflessione che andasse oltre il semplicistico aspetto ludico della vicenda, non intuendo quale fosse la vera posta in gioco; e questo non deve stupire. Il bel paese vanta d'altronde un ritardo cronico nei confronti del dibattito internazionale che investe nuove tecnologie e nuovi media. Sembra naturale allora che una notizia come la disputa tra 0100101110101101.ORG e Vaticano venga assimilata perlopiù come dato folcloristico e archiviata con sufficienza; dove una simile vicenda, in paesi con una sensibilità più sviluppata per questa tipologia di problematiche ha di fatto veicolato ben altre considerazioni. Al di là della burla, il dato significante dell'affaire "vaticano.org" è da leggere proprio nella sua risoluzione: lo stato del Vaticano, o chi per lui, ha ottenuto il dominio che evidentemente lo interessava, e l'authority americana, Network Solutions, ha di fatto violato gli accordi con i precedenti proprietari che avevano la priorità per il rinnovo del contratto.
La beffa è già in sé un'operazione lucida e intelligente, denota una piena consapevolezza della natura e delle potenzialità della rete; e del resto 0100101110101101.ORG ci aveva abituati a questo genere di riflessioni. Copiare un sito nella sua complessità di forma e di contenuti è in rete un'operazione semplice, economica, e secondo 0100101110101101.ORG anche legittima. È naturale che quando il sito in questione è quello ufficiale del Vaticano ed il suo duplicato viene caricato in rete all'indirizzo www.vaticano.org in un momento storico come la vigilia del Giubileo millenario, a tutto questo corrisponda una serie di ulteriori implicazioni. Ma il valore concettuale ed esemplificatore dell'operazione, come spesso accade con 0100101110101101.ORG, resta al di qua, o al di là, di ogni considerazione politica o pretesa sovversiva. La duplicazione del sito pontificio - con qualche modifica sostanziale ai contenuti, peraltro molto divertente - non può sostenersi sulla sola ragione del sabotaggio al giocattolo giubilare; sarebbe in questo caso solo una raffinata attualizzazione della vecchia mascherata anticlericale. La presenza di un sito apparentemente indistinguibile da quello originale rappresenta piuttosto un pericolo inammissibile per qualsiasi organizzazione multinazionale come la Chiesa Cattolica che perciò non ha tardato a ottenere giustizia.
Questo è il dato più significativo e allarmante che dobbiamo trattenere dalla vicenda di "vaticano.org". La rete, dopo essere stata a lungo nell'immaginario collettivo il non-luogo deputato allo sfogo delle più basse pulsioni sessuali, al traffico di qualsiasi cosa purché illecita, sembra oggi avere acquisito maggiore dignità, o forse no; resta comunque il fatto incontestabile che sia in questo momento, come mai prima, oggetto dell'interesse dei giganti del commercio e della finanza. E quando i duri cominciano a giocare, si sa, il gioco si fa sporco. La natura orizzontale e paritaria della rete, che l'aveva celebrata come un medium rivoluzionario per un futuro migliore, sembra essersi incrinata e non poco. La causa, per certi versi, è sempre la stessa: il dominio. Neppure questa è una novità, il cosiddetto DNS (Domain Name Service ) rappresentano già di fatto la possibilità di essere più visibili e raggiungibili per chi avesse la disponibilità di registrare, pagando, il dominio o i domini desiderati, attuava in questo modo forse l'unica forma possibile di controllo centralizzato dei contenuti in Internet. L'unica condizione era farlo prima degli altri. Stando ai fatti degli ultimi giorni sembra invece esserci una nuova soluzione che riabilita chi si è fatto fregare sul tempo o ha pensato tardi all'acquisto del proprio dominio: lo sfratto.
Chi abbia scelto originariamente il termine dominio non ci è dato saperlo, certo è che già nel nome la minaccia era in agguato. Alla ricerca del dominio perduto, con l'obbiettivo di salvaguardare la rispettabilità del proprio nome, sono infatti numerose corporazioni che scommettono sull'e-commerce, piuttosto che professioni di fede con tendenze monopoliste; a farne le spese è chi, ignaro e soprattutto senza una schiera di strapagatissimi avvocati, si ritrova senzatetto o senzanome. Con questi connotati si è presentato lo scontro legale e mediatico tra due organizzazioni dal nome affine: eToys ed etoy . Storia di Davide e Golia, per molti versi simile a quella tra 0100101110101101.ORG e lo stato Vaticano e accaduta proprio nello stesso tempo; sembra una coincidenza fortuita, ma chi ha occhi capaci di vedere appena oltre i patri confini sa che non è così.
Alla fine dello scorso anno eToys ha tentato di comprare etoy.com dal gruppo di artisti europei etoy , rilanciando fino a 500.000 dollari in contanti e offerte azionarie per il dominio. etoy ha rifiutato l'offerta, e il 29 Novembre 1999 eToys è riuscita ad ottenere una ingiunzione legale che impediva a etoy di mantenere il sito www.etoy.com, registrato addirittura due anni prima che eToys esistesse. Per ottenere l'ingiunzione eToys ha riferito al giudice che etoy.com confondeva i clienti e conteneva, come se non bastasse, pornografia e incitazioni alla violenza. Chiaramente etoy.com non ha mai fatto alcun riferimento a eToys o ai giocattoli, nè ha mai avuto a che fare con qualsiasi cosa anche vagamente rassomigliante a pornografia o incitazione alla violenza.
Nelle settimane seguenti, numerosi attivisti hanno attaccato eToys con una varietà di mezzi tanto ampia da essere stata riconosciuta da molti come principale causa del crollo azionario di eToys (70%), un crollo iniziato il giorno stesso della protesta. Il Sit-in Virtuale del 15-25 dicembre, durante il quale 0100101110101101.ORG ha distribuito il software necessario al Floodnet, ha prima rallentato e poi bloccato il server di eToys , come riportato anche dalla CNN, tanto da spingere eToys a richiedere un'ingiunzione restrittiva verso una delle organizzazioni responsabili del sit-in e a minacciare anonimamente un attivista.
Infine, il 29 Dicembre, eToys ha annunciato di voler "abbandonare la strada della denuncia" in reazione alle proteste dell'opinione pubblica (più di 100 articoli usciti nell'arco di un mese sulla stampa mondiale). In un primo momento etoy e gli attivisti hanno accolto la notizia con soddisfazione, aspettando di ora in ora una controparte formale del comunicato. Poi, dopo una vana attesa di giorni e settimane, è apparso chiaro che l'annuncio di eToys non era altro che una vuota concessione verbale cui non si intendeva dare seguito concreto, classica mossa aziendale per smorzare l'aggressività degli attivisti. In poco tempo la campagna per danneggiare eToys è stata ravvivata. Forse meravigliata dalla resistenza dei suoi avversari, e nervosa per ulteriori attacchi e prove di instabilità proprio durante la settimana di pubblicazione dei bilanci trimestrali, eToys ha finalmente messo nero su bianco, dando piena ragione a etoy nei termini stabiliti da loro stessi, senza condizioni e con il rimborso a proprio carico delle spese legali ed extragiudiziarie.
La vittoria senza riserve di etoy costituisce certamente un prezioso precedente, è comunque evidente che i tempi siano maturi per quella che molti già definiscono la guerra dei nomi; due battaglie si sono di fatto già consumate e molte probabilmente seguiranno. Questo a testimonianza della centralità di problemi collegati ai domini, come le modalità della loro assegnazione e la regolamentazione giuridica relativa.
Per mettere meglio a fuoco la questione è opportuno chiarire brevemente cosa sia il DNS, ovvero di cosa stiamo parlando. Tutti sanno che i computer collegati in rete comunicano l'un l'altro con pacchetti di informazioni composti di numeri. Gli uomini invece hanno maggior familiarità con i nomi e qui entra in gioco il DNS (Domain Name Service ), cioè il sistema di nominazione che sostituisce ai numeri dell'IP address (IP sta per Internet Protocol ) una serie prestabilita di lettere o di cifre.
Inizialmente, agli albori di Internet, i computer avevano solo un nome, senza alcun suffisso (del tipo ".com"). In seguito, per rispondere ad una necessità di classificazione, vennero inaugurati i cosiddetti domini. L'organizzazione dell'originario sistema di assegnazione degli indirizzi, negli Stati Uniti, rifletteva le esigenze del tempo: principalmente la difesa (".mil") e l'educazione (".edu"). Il ".com" era ancora solo una piccola frazione. Per ottenere un ".edu", un ".mil" o un ".gov" era necessario avere qualche qualifica, e inizialmente anche per un ".com" bisognava ottenere un permesso. Il permesso della casta dei gestori degli accessi che inizialmente gestirono il sistema come rappresentanti degli altri utenti della rete, fino a che questo non divenne denaro sonante, per tramutarsi infine un monopolio.
Attualmente il sistema è gestito dall'ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, varata dal governo americano per regolamentare le funzioni delle corporazioni che inizialmente avevano monopolizzato la creazione e la registrazione dei domini ".com", ".net" e ".org". ICANN ha deciso in questi giorni di creare al suo interno un nuovo organismo giudicante che si chiamerà National Arbitration Forum e avrà il compito di valutare le controversie relative ai domini ".com" ".net" e ".org". Probabilmente per fronteggiare la possibilità che venga rimpiazzata nella gestione dei domini Internet dal WIPO (World Intellectual Property Organisation ). Una minaccia reale grazie soprattutto al potere delle corporazioni che sono convinte di avere, anche in rete, illimitati diritti e di poter perseguire impunemente quanti siano potenziali minacce alle loro proprietà.
Da questa prospettiva poco rassicurante deriva la necessità per il popolo della rete di organizzare delle contromisure. Una di queste è il DNS Independence Movement, promosso tra gli altri dagli attivisti di www.autonomous.org. Il suo proposito è di restituire il potere nelle mani di tutti gli utenti della rete, e fare in modo che non sia limitato e regolato da interessi economici che vorrebbero invece centralizzarlo. Per questi fini è stato attivato il dominio "ReclaimThe.Net".
Secondo i portavoce del movimento il problema del DNS richiede una soluzione di tipo tecnico, ovvero l'adozione di nuovi protocolli che assimilino e superino i vecchi e contemporaneamente riformino il processo di creazione dei domini di primo livello. L'era del commercio elettronico dovrà essere regolata da principi razionali di organizzazione, se questo non dovesse accadere, quanti non avranno preso parte ai giochi saranno inevitabilmente alienati dalle strutture che un giorno controlleranno molti aspetti della loro vita, riducendoli all'inevitabile minimo comune denominatore di semplici consumatori.
Link:
HTTP://WWW.0100101110101101.ORG/home/vaticano.org
http://www.etoy.com
http://www.toywar.com
http://www.ReclaimThe.Net
http://www.ReclaimsThe.Net
http://www.autonomous.org/dns
http://www.icann.org