D - La Repubblica delle donne, 27 oct 2003

Valzer viennese per Nike

Un gruppo di artisti beffa un marchio e una capitale

di Marco Deseriis

Alla fine la Nike ha quasi denunciato se stessa. O meglio, ha minacciato di portare qualcuno in tribunale, se il suo logo e il suo nome non fossero stati rimossi da un container spuntato sulla centralissima Karlsplatz di Vienna. La storia ha inizio nella notte fra il 2 e il 3 ottobre, quando, sulla grande piazza viennese appare un Infobox con la scritta "Nikeplatz, formerly Karsplatz" (Piazza Nike, ex Karlsplatz). Due operatori del container distribuiscono volantini ai passanti spiegando che dal «1 gennaio 2004, il nome della piazza verrà intitolato alla Nike, che inizierà con questa iniziativa i festeggiamenti per il suo quarantennale». Basta entrare nel container per rendersi conto che il progetto è ambizioso: oltre all'acquisizione del nome, una planimetria 3D illustra come la Nike abbia in mente di costruire un monumento consistente in un gigantesco Swoosh, alto 18 metri e lungo 36. Non basta. Il sito Nikeground.com spiega come quella di Karlsplatz sia solo la prima tappa di una campagna promozionale che porterà la Nike ad acquisire la toponomastica di mezzo mondo (tra le città figura anche Roma) e a erigere enormi monumenti autocelebrativi. Per i viennesi è francamente troppo. Non passano 48 ore dall'arrivo del container che i giornali austriaci vengono tempestati di telefonate, e-mail e lettere di cittadini indignati e preoccupati che la loro città possa essere svenduta così. I giornalisti indagano e scoprono che la Nike declina ogni responsabilità, accusando gli autori del falso Infobox di aver violato il suo marchio. Anche il Comune di Vienna dice di non saperne nulla e rassicura i cittadini che «dopo la Seconda Guerra Mondiale i nomi di strade e piazze non possono essere cambiati». L'arcano viene svelato solo il 13 ottobre, quando 0100101110101101.ORG, un gruppo di artisti italiani della rete, rivendica l'operazione insieme a Public Netbase, istituto di net culture viennese. Gli autori della beffa parlano di teatro urbano e di critica al «dominio simbolico degli spazi pubblici da parte di interessi privati». In altri termini, hanno messo il dito su un processo in atto (l'erosione dello spazio pubblico) sovraidentificandosi con l'ipertrofia di un famosissimo brand. L'hanno fatto talmente bene che ora la Nike minaccia di denunciarli. Public Netbase ha ricevuto infatti un'ingiunzione preliminare dalla sede centrale dell'Oregon a rimuovere lo swoosh dal container. Altrimenti sarà portata in tribunale per 78.000 euro. Tutto sommato, poteva andare peggio.