Da "Campus web", gennaio-febbraio 2001, pp 80-83


Nome in codice 01.ORG

Paladini della libertà d'espressione in rete o ladri gentiluomini? Tutti e due. Dietro una stringa di codice binario, infatti, si nasconde un gruppo di net artisti che vuole mantenere segreta la propria identità. E intanto svaligiano I contenuti del web in nome di una comunicazione senza limiti. Fino all'atto finale.


di Valentina Tanni

Sabotatori? Ladri informatici? Hacker? Niente di tutto questo. Sono gli artisti del plagio e I paladini della lotta contro il copyright. Smontano e rimontano senza paura materiali altrui, attaccano e decostruiscono siti, li campionano e remixano. Il tutto firmandosi con un semplice indirizzo Internet: HTTP://WWW.0100101110101101.ORG. O più semplicemente 01.ORG, come vengono chiamati da tutti per amor di semplicità. Nel giro di due anni questo collettivo di net artisti senza volto ha saputo farsi così "reale" da destare non solo l'interesse degli internauti, ma anche quello dei musei americani, che sono disposti a pagare fior di milioni per mostrare i loro lavori o per ospitare una loro presentazione. L'ultimo progetto che hanno realizzato, "life_sharing", andrà infatti ad arricchire la prestigiosa sezione di net.art del Walker Art Center di Minneapolis. Ma chi si nasconde davvero dietro questa stringa di codice binario? Nessuno lo sa con certezza. Di voci ne circolano molte, ma ogni tentativo di dargli un volto e un'identità va incontro a smentite e opere di depistaggio. Nei festival e nei convegni compaiono spesso in coppia, un uomo e una donna, intorno ai 25 anni, rigorosamente vestiti di nero. Chi li ha visti se ne vanta come se avesse assistito ad uno sbarco alieno. Ma alla domanda "Chi siete? Com'è nato il vostro progetto?", rispondono seccamente: "01.ORG non risponde mai a queste domande. Ogni volta che iniziamo un lavoro cambiamo i nostri nomi. Qui e ora siamo 01.ORG ed è tutto quello che devi sapere". E così il luogo migliore per ricostruire il loro misterioso passato, continua ad essere Internet: le mailing list e i motori di ricerca. L'unico dato concreto finora è questo: il loro sito è ospitato da un server canadese ed il dominio è stato registrato da tale Yon Soo-ku, coreano. Cercando ancora troviamo un altro indizio in una e-mail pubblicata da Nettime nel giugno del 1997. Nonostante tutti li credano italiani, Tony Bennet, pioniere della net culture newyorkese, sostiene che almeno uno dei componenti sia nato in Svizzera e che abbia vissuto tra Lubiana e Riga. Il mistero si infittisce.
Ma facciamo un passo indietro. Quando è nato 01.ORG e cosa fa? L'azione che li ha resi celebri è stato il "furto" della più famosa galleria di net.art Hell.com nel febbraio del 1999. Il sito in questione è da sempre chiuso al grande pubblico ed è accessibile solo con una preziosa password. Quando Hell.com è stato aperto per 48 ore in occasione della mostra "Surface", gli 01.ORG hanno scaricato il contenuto del sito e ne hanno fatto una copia esatta rendendola visibile a tutti sul proprio dominio. "Chiunque può downloadare interi siti. Ha solo bisogno del software adatto, e non deve preoccuparsi di infrangere il copyright", dichiarano in proposito. La reazione delle vittime del plagio è stata immediata e indignata, ma nonostante le minacce di appellarsi a varie convenzioni internazionali sul diritto d'autore, la copia di Hell.com è ancora lì. "Tutti hanno parlato di questa faccenda, si è creato un dibattito che è stato un grosso stunt pubblicitario per noi e, ovviamente, per Hell.com". Nella storia resta anche la celeberrima clonazione delle pagine web della Santa Sede. Per un anno intero il dominio vaticano.org ha ospitato un sito esteticamente identico a quello del Vaticano, ma con contenuti alterati. Ai visitatori veniva offerta anche la possibilità di scrivere al Santo Padre che rispondeva dirottando i pellegrini verso località imprecisate, il tutto nel nome di un Giubileo del Libero Spirito. Ma perché fanno tutto ciò? Il loro obiettivo è la riflessione sul diritto d'autore e la proprietà intellettuale nell'era di Internet. Un'era in cui si può riprodurre e manipolare informazione rapidamente e a costo zero, senza che sia possibile distinguere tra originale e copie. Una questione che diventa ancora più scottante quando si ha a che fare con opere d'arte digitali. "La nostra idea è che c'è un modo diverso di rapportarsi ad un'opera", spiegano. "Puoi scegliere quello che vuoi farci. Non sei obbligato a guardarla solamente, hai gli strumenti per fare altro. Puoi modificare, aggiungere, cambiare l'ordine. Il problema della creatività non sta nel creare qualcosa di nuovo, ma nell'imparare a utilizzare ciò che è già stato creato". Per questo a chi li definisce hacker rispondono: "Noi cerchiamo di mostrare come questo tipo di attivismo sia congenito al cyberspazio, non c'è bisogno di essere un hacker, hai abbastanza armi per trasmettere le tue idee anche senza possedere particolari abilità tecniche". E così arrivano al loro ultimo progetto, quello che porterà a compimento la filosofia anti-copyright. Dal momento esatto, infatti, in cui life_sharing (anagramma di file_sharing) verrà aperto, gli 01.ORG renderanno accessibile 24 ore su 24 tutto il contenuto del proprio computer: l'archivio, i progetti, i software e persino la corrispondenza privata. Un'applicazione radicale della politica open source, una sfida al concetto di privacy. Rendendo il proprio hard disk di dominio pubblico, però, gli 01.ORG vedranno cadere il sipario del loro anonimato. Mescolate tra i byte del loro computer, infatti, ci saranno di certo informazioni come nomi e dati biografici. "Il life_sharing ha la priorità su tutto, anonimato compreso", sottolineano. Il progetto verrà presentato al WAC il 15 febbraio, nella fase finale diventerà un'opera collettiva. Tutti potranno partecipare alla costruzione di un grande network offrendo libero accesso al proprio hard disk, come succede con Napster e I software peer-to-peer. Vedremo, insomma, realizzarsi sotto i nostri occhi e dietro ai nostri monitor, la profezia di 01.ORG: "In rete, come nel mondo reale, non esistono geni ispirati dalla musa, c'è solo un enorme, infinito, scambio di informazioni e influenze. La conoscenza è solo un grande plagio".